Quante volte capita di leggere notizie sul web, e in particolare sui social, che poi si verificano false? Valutarne l’attendibilità non è sempre semplice ed è facile cadere nel tranello della disinformazione online e delle fake news.


Le informazioni che circolano nel web sono tantissime. Troppe. E può capitare di ritrovarsi a leggere delle notizie che poi, dopo qualche ricerca, si scopre essere false. Ma come fare a riconoscere le notizie poco attendibili?

Tra le attività più semplici c’è la consultazione di elenchi di siti diventati famosi perchè pubblicano notizie false. Questi database includono anche suggerimenti per analizzare le fonti realizzata da Melissa Zimdars, professoressa di comunicazione e media presso l’università di Boston. È chiaro, però, che anche altri siti che non sono presenti nella lista possano diffondere notizie false.

In questa immagine la rappresentazione delle fake news

Fake news, come comportarsi sui social?

Facebook, Instagram e Twitter sono i social in cui è più facile imbattersi in contenuti falsi. Consultare elenchi di siti che riportano fake news può essere utile solo nel caso in cui si conosca la fonte. E se l’articolo è sui social? Come si può capire se sia vero o falso?

Originalità del contenuto

Un primo fattore da considerare per capire se una notizia sui social è attendibile è l’originalità del contenuto: è probabile che quando una notizia è falsa vengano utilizzati foto o video fuorvianti o estrapolati da un altro contesto. Si può, quindi, verificare attraverso una ricerca di immagini, se queste siano state usate in precedenza; oppure si può cercare di capire dove sia stata scattata la foto o girato il video.

Chi è l’autore della condivisione

Bisogna capire anche chi sia l’autore della condivisione della notizia al fine di comprendere la sua motivazione. Molti utenti condividono post o articoli per mostrare, ad esempio, il proprio pensiero politico o per fare volontariamente disinformazione.

Prestare attenzione ai dettagli

Ultimo suggerimento, ma non meno importante, è di prestare sempre attenzione ai dettagli: se ci sono molti errori di ortografia, o se la foto del post è accompagnata da un falso logo, è molto probabile che si tratti di una fake news.

In questa immagine un uomo che fa una ricerca al pc

Bufale famose: ecco le più condivise

Nonostante il fenomeno delle fake news sia sempre più in espansione, e continuerà a crescere ulteriormente, è importante, se si dovesse incappare in un post falso, segnalarlo all’apposito servizio. Negli ultimi tempi, infatti, è aumentato il numero di siti che si occupano di smentire le notizie false.
Un buon uso dei social network e del mondo dell’informazione online fa in modo che le bufale siano sempre minori e le persone non mettano in giro voci false su aspetti importanti della vita comune.

Non è difficile che una fake news venga condivisa così tante volte sui social che alcune persone pensino sia vera. Tra quelle più di successo, è impossibile dimenticare:

  • Barack Obama avrebbe vietato di giurare fedeltà alla bandiera. Una fake news che ha avuto 21 milioni tra like e condivisioni su Facebook.
  • Secondo Donald Trump la Statua della Libertà incoraggia all’immigrazione.

Tantissimi, poi, i personaggi famosi che, secondo le false notizie girate in rete, sarebbero morti.
Tra queste fake news quella riguardante l’attore americano Owen Wilson dato per morto nel 2010. La notizia della sua morte è stata diffusa dal sito LiveLeak e si è poi estesa a tutti i social network e quella su Jon Bon Jovi, il famoso cantante dato per morto in una camera d’albergo nel 2011.

In questa immagine la rappresentazione delle fake news

Covid 19 e fake news, tante le false informazioni online

I dati che emergono dalla ricerca «Disinformazione e fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione» preparata da Ital Communications e Censis sono chiari: per il 49,7% degli italiani la comunicazione sul Covid-19 è stata confusa, per il 39,5% ansiogena, per il 34,7% eccessiva e per il 13,9% equilibrata.

Con la pandemia, tantissime persone si sono ritrovate (alcune per la prima volta) a cercare le informazioni in rete ma, purtroppo, molte volte ne hanno trovare di false. Un sovraffollamento comunicativo che ha aumentato il rischio di generare ansia e visioni distorte della realtà. Dai dati emerge che 50 milioni di italiani, pari al 99,4% degli adulti, hanno cercato informazioni da diverse fonti, sia media che sui social network.
Al primo posto i media tradizionali, come televisione, radio, stampa, seguono i siti internet ufficiali, come quelli della Protezione Civile e dell’Istituto Superiore della Sanità, ed al terzo posto i social network.

In questa immagine la rappresentazione delle fake news

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